La conciliazione per l’ordinamento italiano è costituita dal complesso di strumenti offerti alle parti di una controversia legale per una risoluzione della lite tramite mezzi alternativi (ADR) ai rimedi forniti dagli organi di giustizia dello Stato, attraverso le due modalità della conciliazione vera e propria e della mediazione.

Nella mediazione il conciliatore mediatore propone una soluzione di compromesso di sua iniziativa e cerca una avvicinamento dei contendenti su di essa, cercando di convincere le parti all’accettazione dei suoi contenuti per una rapida riconciliazione.

La conciliazione è una soluzione diversa dal giudizio del Giudice o dell'arbitro, perché non stabilisce la parte che ha interamente ragione e quella che ha interamente torto e perché consente l’analisi di interessi economici o personali particolari delle parti, di cui il Giudice o l’arbitro non possono tenere conto.

È essenziale differenziare la conciliazione obbligatoria (media-conciliazione), che in alcune materie deve essere messa in atto prima che si possa istruire l'azione davanti al Giudice, dalla conciliazione facoltativa, che viene intrapresa spontaneamente da tutte le parti, senza alcun vincolo. Oggi la obbligatorietà, oltre che dalla legge, può essere imposta da un contratto, con gli stessi effetti del tentativo obbligatorio.

L’obbligatorietà della conciliazione causa una interruzione nel processo: se non è stata tentata la conciliazione prima della richiesta giudiziaria il Giudice rinvia l'udienza e fissa alle parti un termine per lo svolgimento del tentativo.

Esiste anche una conciliazione giudiziale, tentata dal Giudice nel corso del processo, obbligatoria nelle controversie di lavoro, facoltativa nelle altre dispute.

La conciliazione andata a buon fine costituisce titolo esecutivo e consente in caso di violazione di avviare subito un processo esecutivo, senza dovere passare attraverso una lunga causa davanti al Giudice che accerti il diritto.

La conciliazione non riuscita invece condiziona le spese del giudizio, che vengono addebitate a chi ingiustificatamente non ha aderito ad una soluzione conciliativa che si avvicina al giudizio finale del Giudice; non incide invece sull'esito del processo, permettendo così una libera espressione delle volontà delle parti nel tentativo di conciliazione.